30.10.2007 Le trazioni vertebrali

 

Affrontare le problematiche della colonna vertebrale senza

parlare prima del trattamento d’elezione risulta

quantomeno difficile. Un cura delle problematiche

della colonna deve interessare anche gli aspetti puramente

meccanici. La vita sedentaria, i sovraccarichi nello sport

o nel lavoro, le degenerazioni dell’avanzare dell’età vanno

tutte in un senso solo:

la compressione del disco intervertebrale.

Tale compressione causa una disidratazione

del disco il quale, perde la sua resistenza all’usura

e va incontro a degenerazione. Quando degenera ci troviamo

nella stessa situazione di un’automobile con un

ammortizzatore scarico: la ruota può andare a sbattere

contro il parafango. Nel corpo umano “ruota e parafango”

possono essere due vertebre, il distinguo fondamentale è

che, nell’auto, tra ruota e parafango passa solo aria,

nel corpo umano passano le radici dei nervi. La diminuzione

dell’altezza dell’ammortizzatore causa uno schiacciamento

delle radici nervose ed i disturbi si propagano nel territorio

da esse innervato. Infatti si parla di lombosciatalgia per una

compressione di una delle radici delle ultime vertebre

lombari: il dolore si irradia lungo l’arto inferiore. Se la

compressione interessa un nervo più in alto ci possono

essere dolori al ginocchio (senza lesioni del ginocchio

stesso). Ancora più in alto, ci possono essere dolori irradiati

all’inguine (spesso confusi con problemi all’anca). Quando

la compressione riguarda i dischi intervertebrali cervicali

ci possono essere dolori e disturbi conseguenti: una

compressione nella zona della quinta vertebra cervicale

irradia dolori tra la scapola e la colonna (spesso il paziente

corre in pronto soccorso sospettando problematiche

polmonari); compressioni dei dischi di livelli superiori

possono causare formicolii alla mano (soprattutto

al risveglio); altre compressioni possono causare vertigini

o nausea (spesso confuse con problematiche dell’orecchio

interno). L’approccio terapeutico, restando sul generico,

è volto a ridurre l’infiammazione ed a decontrarre la

muscolatura. Successivamente, con tempi e modalità

specifici per ogni caso, si possono effettuare trattamenti

di trazione vertebrale.Trent’anni fa si usavano trazioni

fisse con sistemi a cavi e carrucole (un trattamento

alla Olio & Stalio). Successivamente comparvero le

apparecchiature per trazione. Sistemi elettromeccanici

che, a paziente steso, esercitavano una trazione

intermittente attraverso una macchina apposita.Tale tipo

di trazione era molto più efficace e meno fastidioso di quelle

fisse a cavi e carrucole. Con l’evoluzione dell’elettronica

comparvero le trazioni a controllo elettronico (poco diffuse

in Italia), era la fine degli anni ‘80.Tale tipo di trazioni aveva

il merito di correggere “in tempo reale” ogni pur piccolo

scostamento dal programma. Se il paziente doveva

rimanere per “un minuto” a quella data intensità di trazione

e se per qualche motivo (movimento involontario, prurito,

sternuto) la resistenza opposta alla trazione cambiava,

il computer correggeva la trazione allentandola od

aumentandola secondo la necessità. Con questo controllo

elettronico ci fu un enorme miglioramento delle condizioni

di sicurezza. Con il tempo si cercò di migliorare ancora

di più la “compliance” con il paziente (rapporto

pazienteterapia) e il trattamento in trazione, ultimamente,

ha subito un ulteriore sviluppo. Ora ci sono apparecchiature

che si avvalgono di un Elettro Miografo di Superficie

per monitorare il paziente durante il trattamento. In pratica

degli elettrodi adesivi vengono appoggiati alla cute

della zona da trattare, in questo modo il computer analizza

ogni possibile comportamento della muscolatura

sottostante, prima ancora che eventuali resistenze riescano

a produrre uno spostamento fisico. Le controindicazioni

dipendono dalle condizioni generali del singolo paziente

e necessitano di una valutazione preliminare, nel qual caso

esistono approcci alternativi. Eventuali controindicazioni,

solitamente, vengono valutate in collaborazione

con il medico curante.

A cura di: dott. N.Dacomo – Fisioterapista

Terapista della Riabilitazione